Surreal Beat Garage Band
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I Recidivi: surreal beat garage band. Definizione estratta dalla copertina del loro primo cd, coronamento di un percorso iniziato nel 1998 e passato per validi demo e numerose esibizioni in giro per l’Italia. La prima impressione è che forse il gruppo ci guiderà, nell’arco delle trecidi tracce del disco, in una sorta di montagna russa fra un genere e l’altro invece il risultato è sorprendentemente intrigante. I Recidivi riescono infatti con una certa disinvoltura ad unire atmosfere tipicamente sixties dove l’organo la fa da padrone, con chitarre taglienti e una ritmica precisa e puntuale mai troppo invasiva nell’economia del singolo brano. Al tutto poi si vanno ad unire le ironiche e pungenti liriche in italiano che in molto più di un’occasione costituiscono la marcia in più di alcuni brani magari musicalmente “minori”. Un lavoro forse destinato ad un carbonaro culto underground ma veramente godibile lungo tutta la sua interezza.
DAVID, TANTISSIMI AUGURI PER I TUOI PRIMI SESSANT'ANNI DAI RECIDIVI!
I POLICE IN TOUR LA PROSSIMA ESTATE?

Secondo un'indiscrezione del Daily Mirror il leggendario terzetto inglese (assente dalla scena dal 1984, anche se ufficialmente mai sciolto) starebbe pensando ad un tour per la prossima estate, in occasione del trentesimo anniversario della band.
La notizia era già stata in qualche modo preannunciata dal chitarrista Andy Summers, il quale aveva dichiarato lo scorso novembre di averne parlato con Sting e Copeland: "Sono anni che ci sono voci al riguardo, ma è da Sting che dipende il tutto. E' una sua decisione: deve farlo solo e quando si sente pronto ... Certo, se ci riunissimo credo che potremmo riempire qualsiasi stadio al mondo".
YELLOW CAPRA @ La Casa139, Milano 13/12/2006
Formatisi nel 2001, il combo milanese degli Yellow Capra è quel tipo di progetto nato per emozionare occhi e orecchie allo stesso tempo, attraverso sonorità post rock stile Mogwai arricchite da strumenti classici come il sax, il violoncello e il flauto ed impreziosite da accenti elettronici e cavalcate noise in puro stile Sonic Youth. Il concerto di ieri sera ci ha offerto un'esibizione arricchita da una forte intensità nel mescolare sapientemente suoni e visioni attraverso ritmi ipnotici che si intersecavano attraverso immagini proiettate su un piccolo schermo dietro le loro spalle.
Il concerto alla Casa è stato introdotto da Maria Vittoria Jedlowski, folk singer dalle sonorità classiche e dai testi a volte un pò sopra le righe ma piacevole all'ascolto. L'atmosfera era quella giusta, perfettamente sposata al contesto d'atmosfera tipicamente intimista del piccolo circolo Arci nella periferia milanese. Locale pieno, grande partecipazione del pubblico che ha richiesto a gran voce dei bis peraltro non concessi (tranne uno), un intenso viaggio nei meandri della mente e del corpo ma sopratutto un'ora abbondante di ottima musica, cosa non disprezzabile di questi tempi. Gli Yellow Capra hanno da poco pubblicato il primo disco "YC" con l'etichetta Piloft Recordings and Wide records.
http://www.yellowcapra.com/ http://www.myspace.com/yellowcapra
RECENSIONE SU IL MUCCHIO SELVAGGIO
www.il mucchio.it
Strane costellazioni e/o altri mondi
Ethnoworld
Non si potrebbe trovare una definizione migliore di quella che hanno deciso di utilizzare gli stessi Recidivi: “surreal beat garage band”. Le canzoni contenute in questo primo album dell’ensemble milanese – dopo una gavetta iniziata ormai otto anni fa che ha prodotto nel corso degli anni alcuni demo – corrispondono perfettamente all’identikit: testi bizzarri e surreali su basi musicali un poco vintage e sicuramente psichedeliche, pure vicine però ad un formato pop che in alcuni frangenti riporta effettivamente alla nostra stagione del beat. A tratti poi, come accade nell’introduttiva “Rapina”, ci si sposta, senza allontanarsi troppo dal sentiero di riferimento principale, a ripercorrere i colori acidi e vagamente funk di certa musica da film anni Settanta: il tratto comune a tutte le possibili divagazioni del gruppo è infatti il suono di tastiere acide e inconfondibilmente passatiste. I testi sono di indole surreale anche se non sempre colpiscono a fondo, arrivando a mescolare forse un po’ troppo spesso gusto per l’assurdo e pura goliardia. Ma non si tratta di un tentativo pretenzioso, essendo lo spirito disimpegnato dichiarato a chiare lettere sin dalla partenza. Tra i momenti più interessanti, la celebrazione di certa fantascienza d’epoca in grado di colpire l’immaginario erotico maschile, “Venusia”, attraverso scale discendenti barrettiane e robusti riff a base di organo e chitarra. Un esordio imperfetto forse, ma comunque interessante: qualcosa si può asciugare e correggere qua e là, di sicuro l’impianto complessivo del progetto funziona e merita ulteriori sviluppi (www.irecidivi.it).
Alessandro Besselva Averame
Nuova recensione su www.distorsioni.net
I Recidivi - "Strane costellazioni e/o altri mondi" (2006)
Una delle cose più vincolanti e a volte antipatiche per chi fa musica, è il "genere". Genere inteso come idealtipo, semplificazione tra chi propone delle determinate sonorità e chi, con altrettanta semplicità, raggiunge perfettamente il proprio archivio mnemonico ed è in grado di individuarne le caratteristiche. Bene, molte realtà si battono per superare il "pregiudizio del genere", altri invece come I Recidivi sono dei fieri propositori del surreal beat garage tanto da confondere tutti questi generi col nome stesso della band.
La formazione milanese formatasi nel 1998, è al suo esordio discografico per Ethnoworld, sfornando "Strane costellazioni e/o altri mondi", album variegato di influenze ma comunque fedele alla loro "linea guida".
"Surreali", "Garage" e "Beat", la lettura di questa recensione potrebbe fermarsi anche qui se si sta cercando altro. I Recidivi vivono in un mondo surreale contornato da strane costellazioni emotive e sonore; folli come Bugo e pungenti come i Gem Boy ma con una struttura musicale forte e appropriata.
"Strane costellazioni e/o altri mondi" non è un cd improvvisato dietro ci sta un pò tutta la professionalità di una grande e importante occasione come quella di debuttare (sperando nel migliore dei modi) in un mercato sempre più complesso e in crisi;la band sceglie così il proprio target, escludendone inevitabilmente tutto il resto. E' proprio da li che parte l'approccio al disco.
Siamo sul finire degli anni 60, tastiere che la fanno da padrone, rock e le sue chitarre grumose, ma anche del funky e del pop, testi in italiano apparentemente squinternati racchiusi in 41:15 tra "aerei che non volano" , "folletti", e "plancton".
L'ostentata visione della band è la linea guida nei 13 pezzi che compongono l'album. A volte riescono nella comune formula testo+musica ("Rapina" o "Casa dei Topi" per esempio) ad essere apprezzata, in altre le due componenti stranamente si dividono per cui magari diventa più avvincente e ci si affeziona alla sola musica a dispetto del testo o viceversa. Qualche intoppo nella "formula" ma non nelle intenzioni. I Recidivi non sono per nulla scontati, e la loro musica è di gran lunga superiore a molte realtà magari meno eccentriche.
Per me solo "Strane costellazioni" magari voi troverete "altri mondi".
Tracklist:
1. Rapina
2. Gli aerei che non volano
3.35 3.La casa dei topi
4.50 4.Venusia
5.Il cane polpo
6.La missione
7. Folletto
8.Il Plancton
9.Fuori infuria il temporale
10.Case popolari
11.Caro Icaro 2020 (o 3020?)
12.Verso la fine del viaggio
13. Strane costellazioni
www.irecidivi.it
Sabato 28 Ottobre 2006 - Barrio's Café
via Barona ang. via Boffalora, Milano
I Recidivi
Surreal Beat Garage Band
La band presenta in formazione ridotta versioni inedite di alcuni brani
dall'album 'Strane Costellazioni E/O Altri Mondi' (Ethnoworld, 2006) con
proiezione video di Alberto Genovese.
www.irecidivi.it - www.myspace.com/recidivi - recidivi@hotmail.com
Antonello Raggi
Fahrenheit 451 Live Set
Un set di musica elettronica ispirata ed elaborata sull'immaginario visivo
appartenente al film culto di Truffaut
www.myspace.com/antonelloraggi - antonello-r@fastwebnet.it
Anonimo FTP
Il nuovo corso della formazione alternative-rock milanese passa attraverso una ventata
di trasognata psichedelìa unita alla consapevolezza che la semplicità delle canzoni è più
importante della possibilità di stupire. In uscita con il terzo album per Ilrenonsidiverte/Audioglobe a gennaio 2007. www.anonimoftp.com - www.myspace.com/anonimoftp - info@anonimoftp.com
Inizio concerti ore 22 circa
Ingresso 8 euro con prima consumazione inclusa nel prezzo
Pubblichiamo l'articolo uscito su "ArteIncontro in libreria" in merito al rapporto tra arte e musica rock dove viene citata anche la nostra collaborazione con il maestro Sergio Dangelo per la copertina del disco "Strane Costellazioni e/o Altri Mondi"
Quando la musica incontra la pittura,
storia di una collaborazione artistica fra suoni e visioni.
di A.G., in Arte Incontro, Milano, ottobre 2006 (http://www.libreriabocca.com/arteincontro.html).
Quando si parla di arte pittorica legata alla musica non si può non citare il caso più famoso del celebre bananone realizzato da Andy Warhol per la copertina dell’album d’esordio dei Velvet Underground. Nel 1965 la pop art incontra la musica underground e lo fa in maniera preponderante con un artwork che, nella prima edizione, poteva essere “sbucciato” grazie al rivestimento adesivo che il frutto presentava in copertina. In quest’occasione l’artista non si limitò a realizzare la copertina del vinile, ma fece da vero e proprio supervisore estetico del gruppo imponendo la sua modella/musa Nico anche all’interno della line up della band di Lou Reed e soci.
Vera e propria collaborazione duratura tra artista e musicista è invece quella dello Studio Hypgnosis, un collettivo di grafici e fotografi che realizzò, a partire dal 1968, un sodalizio con i Pink Floyd illustrando capolavori come “A Saucerful of Secrets”, “Atom Heart Mother” e “Animals”.
Spesso e volentieri, l’opera dell’artista diventa il fulcro visivo dell’album, la summa comunicativa che prospetta all’acquirente del disco il suo contenuto interno, si pensi all’urlo silenzioso dell’uomo schizoide di Barry Godber nella grottesca copertina dell’album d’esordio dei King Crimson “In the Court of the Crimson King” (1969), che riesce ad esprimere appieno tutta la follia musicale del gruppo Progressive.
C’è invece chi, come Paul Whitehead è riuscito ad affermare la propria arte attraverso il supporto vinilico, raffigurando le celebri copertine dei Genesis (Trespass, Nursery Crime e Foxtrot) e dei Van Der Graaf Generator, oltre ad una serie di immagini promozionali per band storiche quali Yardbirds, Beatles e Renaissance. Il surrealismo di Whitehead arriverà anche in territori nostrani illustrando l’album “L’infinito” del gruppo progressive “Le Orme”.
Nel 1970 il designer israeliano Mati Klarwein realizzerà la copertina di “Abraxas” del chitarrista Santana, inserendo una donna di colore nuda all’interno di un paesaggio surreal psichedelico dominato dall’eterna lotta tra il bene e il male. Mati aveva già realizzato una cover molto simile anche, se meno ricca di elementi visionari, per il celebre “Bitches Brew” di Miles Davis del 1969, dominata da un paesaggio marino in cui interagiscono volti e nudi africani.
Per quanto riguarda il panorama italiano troviamo un esperimento molto simile a quello dei Velvet Underground ad opera di Mario Schifano che, nel 1967, collabora ad un progetto musicale che vede il suo stesso nome portato alla ribalta. “Le stelle di Mario Schifano” sono autori di un unico disco “Dedicato a…” in cui sperimentalismo e psichedelia si fondono al cantato italiano per un opera, spesso sottovalutata, ma unica e memorabile nel panorama musicale nostrano.
Incarnando lo spirito dell’arte a 180° anche il gruppo progressive “Le orme” utilizzerà famosi artisti per i suoi lavori, come Paul Whitehead nel già citato “L’infinito” o il surrealista modenese Walter Mac Mazzeri in “Uomo di Pezza” del 1972 con l’opera intitolata “Garbo di neve”
Ultimo approccio dell’arte figurativa al mondo della musica, in Italia, è nel disco “Strane Costellazioni e/o altri mondi” della garage band I Recidivi, illustrato dal grande pittore surrealista Sergio Dangelo, a conferma di una collaborazione fra le due arti che continua il suo percorso nella storia.
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Absolutely Free
Intervista ai RECIDIVI
(da www.sensorium.it)
Una chiacchierata con i Recidivi, splendida realtà emergente nostrana. Il loro debutto, recensito su queste pagine, ha entusiasmato per maturità e originalità.
Salve ragazzi, dunque, raccontateci innanzitutto come e quando nascono i Recidivi...
I Recidivi nascono a Milano nel 1997 dall’incontro tra Alberto Genovese, già bassista in numerose band, autore e chitarrista, con Filippo Soddu e Alessandro Saponaro, all’epoca rispettivamente bassista e batterista in un gruppo strumentale psichedelico. L’idea è quella di realizzare musica propria e di potersi esprimere liberamente attraverso il rock, certamente uno degli strumenti di espressione più straordinari ed efficaci di sempre. I Recidivi non sono mai stati un gruppo di genere e non lo saranno mai. L’antistile è una delle poche regole che ci siamo dati ed è l’unica ad essere costantemente osservata.
Ciò non significa che anche i Recidivi non abbiano le proprie influenze. Quali sono le vostre?
E’ una domanda difficile, anche perché ognuno di noi ha i propri gusti in campo musicale, specialmente con riguardo alle tendenze più recenti. Ad ogni modo, nonostante i nostri brani siano cantati in italiano, possiamo dirci tutti debitori di quella grande tradizione anglofona che, partita dal beat, approda alle più diverse sonorità espressive. Band come Pink Floyd e Velvet Underground o artisti come David Bowie e Iggy Pop rappresentano ancora qualcosa di molto importante per i Recidivi.
Parliamo del vostro primo album "Strane Costellazioni e/o Altri Mondi", uscito per l’etichetta Ethnoworld. Come mai questo titolo?
L’idea era in origine quella di chiamare l’album "Strane Costellazioni", come l’ultima canzone del disco. Poi, tenuto conto che non tutti i brani selezionati erano riconducibili al 'filone spaziale', abbiamo deciso di aggiungere il sintagma e/o altri mondi. "Strane Costellazioni e/o Altri Mondi" è un titolo lungo e descrittivo, che ci è piaciuto fin da subito anche per questo.
L’album contiene ben tredici pezzi, non male per un esordio...
In realtà ne avremmo voluti inserire di più, ma purtroppo abbiamo dovuto fare una selezione. Del resto i Recidivi, sia pur con qualche battuta di arresto, suoniamo insieme da quasi dieci anni ed il primo disco non è altro che una raccolta dei brani più significativi del gruppo.
Citavate in precedenza i Pink Floyd: leggevo tra i meandri del web che avete dedicato la title track all’imprescindibile Syd Barrett. Come è stata accolta dal gruppo la notizia della sua scomparsa?
Barrett è il padre della musica psichedelica moderna, un artista folle e geniale al quale certamente dobbiamo moltissimo. Non a caso una canzone come "Strane Costellazioni" si ispira alle sue liriche devastanti, mentre invece "Il Cane Polpo" ricorda la sua capacità di rappresentare mondi assurdi e fantastiche creature. La morte del 'Diamante Pazzo' è stato un duro colpo per tutti noi.
Come nascono i vostri brani?
Non c’è un solo modo. Ogni canzone ha la sua storia. A volte il tutto nasce da un titolo, come nel caso de "Il Cane Polpo" o di "Folletto". Altre volte si inizia con un giro di chitarra o di basso, sul quale vengono inseriti un testo ed una melodia, altre ancora si parte da un testo per poi cercare di musicarlo.
In fase di recensione abbiamo particolarmente apprezzato la metriche assolutamente sbilenche: si ha l’impressione che abbiate voluto, pur conservando la linearità delle strutture, togliere punti di riferimento all’ascoltatore. Che filosofia nasconde una scelta tanto anticonvenzionale?
A dire il vero non è stata una vera e propria scelta, ma il risultato della massima libertà espressiva che ci siamo imposti ed alla quale cerchiamo di tendere non solo in fase di scrittura, ma anche di interpretazione. E in questo Alberto non ci ha mai deluso: ogni volta che canta una canzone lo fa in modo diverso.
Al vostro progetto hanno partecipato anche Pasquale Defina (Volwo e Atleticodefina) e Sergio Dangelo, fondatore con Enrico Baj del celebre movimento Arte Nucleare. Come sono nate queste collaborazioni?
Pasquale lo abbiamo conosciuto in modo del tutto casuale, durante le registrazioni dell’album presso il Mai Tai Studio di Gianluca Mancini (già Vallanzaska ed ora Catwalk). Stava finendo il suo lavoro con gli Atleticodefina. Ascoltata la base musicale di "Folletto", ci chiese fra il serio e il faceto se poteva aggiungere una seconda chitarra. Abbiamo colto l’occasione al volo e lui non ha potuto ritirarsi... Ha registrato anche un assolo in "La Missione". Quanto al pittore Dangelo, forse l’ultimo dei grandi surrealisti europei, è un amico di vecchia data di Filippo. La cosa divertente è che il disegno realizzato per la copertina dell’album vede un inedito Dangelo in versione cubista.
Fautori dunque di un certo connubio tra le varie espressioni artistiche: impossibile non riconoscere tra i solchi dell’album il letterario spirito nonsensico di Edward Lear, o una certa attitudine alla teatralità...
Conosciamo ed apprezziamo la letteratura nonsense di Edwar Lear, anche se il nostro surrealismo è in parte diverso. Dietro i nostri brani, indubbiamente assurdi e fantastici, c’è spesso l’intenzione di comunicare qualcosa all’ascoltatore. Lo strumento che utilizziamo è una poetica sviluppata per metafore e libere associazioni di idee. Ne "La Casa dei Topi", ad esempio, esiste un chiaro riferimento al disagio sociale e al senso di solitudine che pervade l’uomo moderno. Attraverso un tema a noi caro, la fantascienza, cerchiamo invece di trasmettere una serie di immagini e sensazioni che, sia pure evanescenti e disorientanti, non sono del tutto prive di significato.
Quali sono le canzoni alle quali vi sentite più legati?
Alcuni dei brani già diffusi con il demo ci hanno già dato molte soddisfazioni, "La Casa Dei Topi" e "Folletto" hanno raggiunto rispettivamente il decimo ed il primo posto della classifica generale di Vitaminic e "Venusia" è stata trasmessa su Radio Rai 1 nel corso del programma "Demo". Ciò non toglie che, per un motivo o per l’altro, ci sentiamo profondamente legati a tutte le nostre canzoni, comprese quelle non sono ancora state pubblicate o che riscuotono un minore successo presso pubblico e critica.
Quali sono attualmente i vostri progetti?
Ci stiamo soprattutto dedicando a supportare la Ethnoworld nella promozione dell’album. Abbiamo inviato un po’ di copie omaggio alla critica e aggiornato le varie pagine presenti su Internet. Poche settimane fa abbiamo inaugurato il nostro sito ufficiale (www.irecidivi.it), che vi invitiamo a visitare anche perché - oltre all’inedito "Mosche" e ad una singolare versione live del "Cane Polpo" - è possibile scaricare due mp3 tratti dal nostro album: "Folletto" e "La Casa dei Topi". Stiamo poi preparando un mini tour per presentare il nostro disco, ma di questo se ne parlerà il mese prossimo. Per il resto siamo sempre alla ricerca di arricchire il nostro repertorio con qualcosa di nuovo e di insolito, meglio se totalmente assurdo.
Grazie per l’intervista e un grandissimo in bocca al lupo da Sensorium.it !
Simone Ungaro
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